Belvedere – Il mortaio Skoda

Trasporto di un mortaio Skoda da 30,5 cm in Tirolo, 1916. Tratto da www.europeana.eu

Trasporto di un mortaio Skoda da 30,5 cm in Tirolo, 1916. Tratto da www.europeana.eu

L’ogiva che vedete qui sotto appartiene al famoso mortaio Skoda da 305 mm. Realizzato nel 1911 dalla ditta Boema Skoda Werke di Pilsen (attuale Repubblica Ceca), esso era una delle armi da assedio più potenti e versatili del parco obici dell’esercito austroungarico. Inoltre si dimostrò essere una delle artiglierie più efficaci di tutto il primo conflitto mondiale. Grazie alle sue caratteristiche balistiche, il proietto era in grado di penetrare fino a due metri di calcestruzzo rinforzato. Gli ingegneri cechi avevano elaborato una speciale ogiva perforante, del peso di ben 384 chili, che poteva essere lanciata sull’obiettivo con un angolo fino ai 70°, una valore ragguardevole. Essa era dotata di una spoletta speciale che ne ritardava l’innesco, in modo da massimizzare gli effetti dell’esplosione.

Esisteva anche un altro tipo di ogiva, che veniva impiegato nel tiro diretto contro le fanterie, più leggero del precedente (287 chili) ma in grado di uccidere per un diametro di ben 400 metri dal punto d’impatto. Il cratere creato poteva raggiungere gli 8 metri di diametro e di profondità.

Il mortaio venne testato sia nel poligono di Felixdorf, come di consueto, sia direttamente sulle fortezze tirolesi (su quelle dell’Altopiano di Serrada). Esse, per la cronaca, resistettero egregiamente al bombardamento.

Una delle caratteristiche più interessanti del mortaio Skoda era la sua mobilità. Oltre al pezzo vero e proprio, era stato sviluppato anche un treno meccanizzato per il trasporto, dotato di una potente (per l’epoca) trattrice Austro-Daimler. Progettato dall’ingegnere Ferdinand Porsche, con una potenza di 100 HP, il treno meccanizzato era stato sviluppato tenendo in considerazione la tormentata orografia della monarchia danubiana. Esso consentiva di spostare in maniera relativamente agevole ed in breve tempo il pesante carico bellico. Rispetto ad altri mortai pesanti, collocati su affusto ferroviario e quindi limitati nei loro spostamenti, il mortaio Skoda poteva essere virtualmente collocato in batteria ovunque.

Un mortaio Skoda transita dalla fraz. Chiesa di Lavarone durante l'inverno del 1916. Notare la camuffatura. Tratto da www.europeana.eu

Un mortaio Skoda transita dalla fraz. Chiesa di Lavarone durante l’inverno del 1916. Notare la camuffatura. Tratto da www.europeana.eu

Si tratta di un fatto poco conosciuto, ma nell’estate del 1914 la Germania, riconoscendo la validità del pezzo, chiese in prestito 8 mortai (4 batterie) durante la manovra di invasione del Belgio. Dopo le prime settimane di combattimento lo stato maggiore tedesco si era reso conto di disporre di poche armi d’assedio efficaci contro le imponenti piazzeforti di Liegi, Namur e Anversa, dato che la maggior parte di esse disponevano di un affusto ferroviario. I 305 mm (30,5 cm secondo la dicitura ufficiale) Skoda vennero quindi schierati a fianco della famosa “Grande Berta”, l’obice tedesco da 420 mm. A questo proposito alcuni studiosi sottolineano il ruolo preponderante avuto dal mortaio Skoda nell’assedio delle fortezze belghe rispetto alle armi tedesche. In effetti, mentre l’arma da 42 cm era disponibile in pochissimi esemplari e quasi tutti collocati su carri ferroviari, il 305 mm era espressamente concepito per il trasporto su strada, rendendo molto più semplice mantenere il contatto con le proprie fanterie avanzanti. Le fortezze belghe, costruite in calcestruzzo stratificato senza alcun rinforzo metallico, vennero letteralmente spianate dal fuoco del mortaio austriaco. Non solo le masse murarie dimostrarono di non reggere il fuoco di quest’arma, ma anche le cupole corazzate in acciaio vennero dilaniate sotto i colpi implacabili del mortaio Skoda.

Tratto da en.wikipedia.org

Una cupola del forte di Anversa spezzata da un 305 austriaco. Tratto da en.wikipedia.org

Ecco alcune osservazioni riportate, nel numero di ottobre-dicembre 1914 della rivista americana di artiglieria ”The Field Artillery Journal” (pp.591-593):

“Il mortaio tedesco da 42 cm ha generato tanta attenzione, che finora poco si è sentito di un’arma di grande potenza  che è, per certi versi, altrettanto interessante […]. Gli austriaci sono estremamente orgogliosi del loro mortaio da campo da 30,5 e sostengono che il felice sviluppo su un carro di trasporto motorizzato, è un traguardo più grande nella progettazione bellica rispetto alla costruzione del mortaio tedesco da 42 che, come è noto, viene trasportato su ferrovia. […] La costruzione [del traino meccanizzato, ndt] è così ingegnosa, che la canna e la piattaforma possono essere scaricate e assemblate per il fuoco in un tempo compreso tra 40 e 50 minuti. In caso di emergenza può essere utilizzato senza la base di appoggio, purché vi sia una sede stradale sufficientemente resistente. Le sue dimensioni sono relativamente ridotte, cosa che permette di nasconderlo facilmente e lo rende un obiettivo difficile da inquadrare.

La messa in batteria di un mortaio Skoda (tratto da www.europeana.eu)

La messa in batteria di un mortaio Skoda (tratto da www.europeana.eu)

Il grande successo di questo mortaio a Namur, Givet e Maubeuge non fu una sorpresa per chi era a conoscenza di questa arma segreta. Il mortaio tedesco da 42 dimostrò la sua superiore potenza a Luttich, dove venne trasportato su ferrovia, ma il mortaio austriaco fu utilizzato da solo a Givet e Mauberge da posizioni in cui il mortaio tedesco non avrebbe potuto essere utilizzato.

Uno o due esempi mostreranno la straordinaria mobilità e potenza di quest’arma. Il 20 agosto 1914, subito dopo essere stati scaricati da un treno, due batterie austriache equipaggiate con questo mortaio furono messe in movimento e compirono una marcia di 30 km il primo giorno, di 20 il secondo e il terzo giorno aprirono il fuoco contro i forti di Namur. Dopo tre giorni di bombardamento, Namur cadde. Le batterie vennero smontate, spostate di 60 km e aprirono il fuoco su Mauberge il 29 di agosto. Mauberge cadde l’8 di settembre. Il limitatissimo numero di proietti necessari per avere ragione di queste opere corazzate rivela non solo l’accuratezza di questi mortai, ma anche l’efficienza degli artiglieri austriaci che li servivano” (The Field Artillery Journal, ott. Dic. 1914, pp 591-593).

Il treno motorizzato al completo. Tratto da en.wikipedia.org

Il treno motorizzato al completo. Tratto da en.wikipedia.org

Il mortaio venne utilizzato su tutti i fronti durante la Grande Guerra, dando ottima prova di sé. Va  ricordato che, di concerto con gli obici da 38 cm e i cannoni da 42 cm, tra il 1915 ed il 1917 essi ridussero in rovine i forti italiani di Verena, Campomlon, Casa Ratti, Cima Campo e danneggiarono seriamente Forte Lisser. Del resto queste opere erano state costruite secondo gli stessi criteri delle fortezze belghe e francesi, utilizzando per la copertura calcestruzzo stratificato. Nel caso di forte Verena si ebbe il collasso della struttura: un colpo trapassò la volta del forte ed andò ad esplodere nei locali del piano terra, dove sventuratamente era andata a ripararsi l’intera guarnigione. I morti furono ben 46 secondo alcune fonti, ed il forte divenne completamente inservibile (anche le cupole corazzate in acciaio vennero divelte dalla violenza dell’esplosione).

La copertura di forte Verena e le sue cupole dopo il bombardamento del mortaio Skoda

La copertura di forte Verena e le sue cupole dopo il bombardamento del mortaio Skoda

In seguito a quest’episodio, lo Stato Maggiore Italiano decise addirittura di ordinare l’evacuazione di tutte le fortezze a scopo precauzionale (forte Verena era l’opera più moderna fra quelle realizzate al confine, dato che venne completata nel 1914), declassandole a semplici osservatori.

In totale vennero prodotti circa un centinaio di mortai Skoda da 305 (nelle tre versioni M11, M11/16 e M16), di cui solo 24 vennero distrutti. Ne rimasero ben 79, di cui ben 55 vennero ceduti, alla fine del conflitto del 1918, al Regno d’Italia a titolo di risarcimento di guerra. Attualmente un esemplare (versione M11) è conservato presso il Museo della Guerra di Rovereto, parcheggiato di fronte al Castello cittadino.

Il mortaio Skoda di Rovereto. Tratto da www.landships.info

Il mortaio Skoda di Rovereto. Tratto da www.landships.info

Si trattava di un’arma talmente efficace che, durante la Seconda Guerra Mondiale, la Germania nazionalsocialista, dopo averne depredato alcuni esemplari alla Cecoslovacchia e alla Yugoslavia, li impiegò diffusamente nelle campagne contro la Polonia, la Francia e l’Unione Sovietica.

Caratteristiche (versione M11)

Peso 20.830 kg
Calibro 305 mm
Elevazione Da +40° a 70°
Brandeggio 120°
Cadenza di tiro 10/12 colpi all’ora
Velocità alla bocca 340 m/s
Campo di tiro effettivo 9600 metri
Campo di tiro massimo 11300 metri
Tratto da en.wikipedia.org

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