Doss Trento – La polveriera

Questo bunker, nato per essere una polveriera, venne costruito nel corso del 1915, come riporta l’architrave. Molto probabilmente venne riutilizzato nel corso del Dopoguerra durante il periodo fascista, come sembrerebbero testimoniare le scritte “Vietato fumare” ancora presenti sui muri interni. Forse è proprio per questo che le porte esterne blindate sono ancora quelle originali, una rarità per le fortezze del Trentino, che vennero spogliate di tutto il materiale ferroso per i bisogni della patria. Esse sono provviste di due feritoie fuciliere, tutt’ora funzionanti, e di un robusto sistema di chiusura. Addentrandosi nel corto corridoio a gomito ci si rende subito conto dell’esteso utilizzo di calcestruzzo per la costruzione di queste enormi gallerie sotterranee. Per quanto riguarda gli allestimenti interni, spiccano subito ai lati del corridoio di accesso e dei due vani trasversali le ampie canalette di scolo per drenare al meglio l’umidità, la peggiore nemica degli esplosivi. Anche questi locali vennero rinforzati con una gettata di calcestruzzo di notevole spessore, la quale riporta peraltro ancora l’intonacatura originale di era fascista, a riprova del buon isolamento ottenuto. Non è possibile dire con certezza fino a che punto nel primo Dopoguerra questi locali siano stati rimaneggiati, ristrutturati e ampliati. Molto probabilmente gli italiani si limitarono a manutenere la struttura originaria, aggiornando macchinari e apparecchiature “tecnologiche”.

Porte blindate

Le porte blindate di accesso alla polveriera. Si tratta di uno dei pochi casi in Trentino in cui non sono state fuse nel primo Dopoguerra.

Nel primo locale, sulla parete orientale, sono presenti infatti delle strutture murarie piuttosto enigmatiche, la quali dovevano servire da alloggiamento ad un macchinario non meglio precisato. Sul lato occidentale della prima galleria, vi è una apertura che conduce verso una feritoia rivolta all’esterno. Molto probabilmente di trattava di una postazione di guardia, vista la presenza di un supporto in calcestruzzo per una mitragliatrice o per un pezzo di piccolo calibro.

Canaletta di scolo

Una delle tante canalette di scolo indispensabili per tenere bassa l’umidità all’interno del deposito.

Proseguendo nel corridoio centrale si arriva alla seconda galleria, di dimensioni analoghe alla prima. In essa era presente invece un generatore di corrente, di cui rimane il basamento sul lato occidentale. Era presente anche una guardiola nella parte mediana del lato settentrionale, dotato di una botola che dava su una cisterna.

Le molte artiglierie dislocate sul Dos Trento necessitavano di un’adeguata riserva di munizioni ed è questo il motivo per cui venne deciso di costruire questo deposito. Il fatto che fosse interamente costruito in calcestruzzo è dovuto, probabilmente, alla scarsa solidità della roccia in questa sezione del colle, visto che solitamente gli ingegneri del genio militare austriaco preferivano sfruttare la solidità naturale degli strati di roccia.

L'alloggiamento del macchinario sconosciuto

Nella foto si vede l’alloggiamento per un non meglio precisato macchinario. Può darsi che si trattasse di un’apparecchiatura elettrica, visto i fori per i passaggi dei cavi.

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