Werk Valmorbia-Forte Pozzacchio

Forte Pozzacchio (chiamato ufficialmente anche Werk Valmorbia, dal nome del paese che sorge nelle vicinanze) si trova alle pendici del monte Pasubio, in Vallarsa. Il forte appartiene al progettato “Sbarramento Adige-Vallarsa” e venne coinvolto direttamente dalle operazioni della Prima Guerra Mondiale. Nel 1915 allo scoppio delle ostilità non era però ancora stato completato. Pur essendo in una posizione formidabile, venne occupato dalle truppe italiane il 3 giugno 1915 in seguito alla ritirata strategica austriaca, ma fu poi riconquistato da essi nel 1916 nelle prime fasi della Strafexpedition.

I lavori vennero intrapresi nel 1912 e introdussero un’innovazione fondamentale rispetto alle costruzioni precedenti, e sopratutto a quelle della “cintura di acciaio” degli Altipiani di Lavarone e Serrada: la costruzione interamente in caverna. Il forte in effetti è ricavato all’interno di un promontorio roccioso a sud-est del paese di Pozzacchio, nel territorio comunale di Trambileno. Solamente il cofano di gola e i pozzi per le due cupole corazzate girevoli per obici sarebbero stati realizzati in calcestruzzo rinforzato da putrelle di ferro, mentre per il resto della struttura si

confidava nella resistenza della roccia. Tutte le fortificazioni campali, i bunker e i trinceramenti di guerra costruiti tra il 1914 ed il 1915 seguiranno questo esempio, anche in seguito alle lezioni apprese durante l’assedio e lo spianamento delle fortezze belghe nell’estate del 1914.

Il forte è dotato di intricate gallerie interne, depositi, alloggiamenti, camminamenti protetti e postazioni di tiro esposte sulla valle. Esso si sviluppa su due livelli collegati da scale in calcestruzzo armato. Un terzo livello più profondo invece era stato previsto ma venne solo abbozzato. All’interno vi era anche un complesso sistema di canali e vasche che permetteva la raccolta dell’acqua piovana, anche se il forte era dotato di un proprio acquedotto costruito appositamente. Per quanto riguarda l’armamento era prevista l’installazione dei recentissimi obici da 10 cm M 14, coadiuvati da due cannoni da 7,5 cm e da numerose mitragliatrici Schwarzlose. Queste ultime armi servivano per munire tra gli altri il cofano di gola, il quale era una delle poche parti dell’opera realizzate in cemento rinforzato. Gli obici però, dopo avere atteso invano alla stazione di Mori, non vennero mai montati. Secondo alcune fonti era presente una ferrovia decauville inizialmente realizzata per trasportare le pesanti cupole corazzate (circa 40 tonnellate) che però successivamente venne adottata per garantire rapido afflusso di materiali bellici. Il suggestivo arco di pietra sopra il fossato di gola serviva per installare le cupole nei pozzi e quindi ospitava il tracciato finale di tale ferrovia. Esso sarebbe stato fatto saltare non appena gli obici fossero stati piazzati ma ciò non avvenne mai. Completavano la dotazione del forte un apparato generatore e sistemi di comunicazione ottica e telefonica. L’opera venne concepita per resistere al tiro di armi da 305 mm. Come di norma dopo le costruzioni su valle dell’era Vogl, era prevista la realizzazione di un’altra costruzione similare, forte Matassone, sulla sinistra orografica della Vallarsa. Lo sbarramento di Vallarsa avrebbe dovuto comprendere la realizzazione di opere molto imponenti sui monti Coni Zugna e Pasubio, progettate ma mai realizzate.

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