Werk Colle delle Benne-Cupole corazzate

Il punto debole di qualsiasi forte corazzato risiede nella sua fissità. La progettazione di un’opera fortificata presuppone infatti di ipotizzare anche la provenienza più probabile della minaccia, cercando al tempo stesso di garantire la protezione anche da direzioni diverse. Per porre rimedio alla staticità intrinseca delle opere fortificate vennero ideate e realizzate quelle che possono essere considerate delle vere e proprie meraviglie tecnologiche per l’epoca: le cupole corazzate girevoli.

Spaccato della cupola M84 progettata per ospitare i mortai da 15 cm. Fonte: europeana1914-1918.eu

Spaccato della cupola M80 progettata per ospitare i mortai da 15 cm. Fonte: europeana1914-1918.eu

Mutuate concettualmente dagli armamenti navali, queste avanzatissime installazioni vennero introdotte massicciamente proprio a partire dalla fine degli anni ’80 dell’Ottocento e vennero gradualmente irrobustite e perfezionate. L’Impero austro-ungarico produsse forse alcune delle migliori realizzazioni in questo campo, venendo anche imitato dall’alleato tedesco e surclassando in resistenza le cupole girevoli tedesche realizzate dalla Krupp e dalla Gruson, francesi, belghe e italiane. Werk Colle delle Benne venne inizialmente armato con le torri prodotte da due aziende siderurgiche della Boemia austriaca, la Witkowitz e la Skoda Werke.

L'interno della cupola M80 di Werk Vrmac, Montenegro. Immagine tratta da Wikipedia: https://en.wikipedia.org/wiki/Fort_Vrmac

L’interno della cupola M80 di Werk Vrmac, Montenegro. Immagine tratta da Wikipedia, https://en.wikipedia.org/wiki/Fort_Vrmac

Dotate inizialmente di mortai M80 da 15 cm, ben presto vennero modificate con l’installazione di armi molto più prestanti. Probabilmente si fece ricorso al modello di tipo Schaumann, il quale prevedeva una calotta di forma semisferica realizzata in fusione unica, anziché assemblata come la maggior parte dei prodotti contemporanei. Questa caratteristica, insieme allo specifico tipo di acciaio dolce utilizzato per la fusione, consentiva una notevole capacità di resistenza: le prime cupole corazzate girevoli austriache erano progettate (e testate) per assorbire proietti di mortai fino ad un calibro di 21 cm!

La cupola di Werk Mitterberg (Pusteria) dopo essere stata enucleata dalla fortezza e posta in piazzola esterna nel 1916. Da notare le dimensioni ridottissime del complesso. Fonte: Europeana1914-1918.eu

La cupola di Werk Mitterberg (Pusteria) dopo essere stata enucleata dalla fortezza e posta in piazzola esterna nel 1916. Da notare le dimensioni ridottissime del complesso. Fonte: Europeana1914-1918.eu

Questo era possibile grazie ad uno spessore considerevole della calotta (30 cm alla base, 10 sulla sommità) e ad una avancorazza per la protezione degli addetti che sprofondava fino ad 80 cm nella copertura e ne innalzava il peso complessivo fino a circa 20 tonnellate. La “saetta” (profilo) ridotta a soli trenta centimetri di altezza sulla copertura e il diametro minimo (1,90 metri all’esterno) ne rendevano più arduo l’inquadramento da parte dei tiri dell’artiglieria avversaria. Werk Colle delle Benne fu tra i primi forti dello sbarramento di Trento ad adottare questi congegni, molto diversi dal tipo sperimentato pochi anni prima nel forte s. Rocco (una mastodontica calotta della ditta tedesca Gruson dotata di due cannoni). Sembrerebbe anche che la decisione di collocare questo tipo di armi sulla copertura del forte possa essere stata adottata solo nella fase finale di progettazione: la sezione che ospita le cupole costituisce infatti un piccolo “secondo piano” asimmetrico rispetto alla struttura complessiva così come il montacarichi dedicato alle armi nelle torri girevoli sembra essere stato posizionato in maniera affrettata. Nel corso del 1910 i mortai vennero sostituiti con i modernissimi obici Skoda da 10 cm M05, migliorando così gittata (si passò da poco meno di 3 km a ben 7 km) e cadenza di tiro e garantendo una migliore difesa attiva dell’opera. Nel 1915, dopo lo scoppio delle ostilità con l’Italia il forte venne ritenuto obsoleto e si procedette al suo completo disarmo.

Erzherzog Leopold Salvator beim Werk Dosaccio

Visita dell’Arciduca Leopoldo Salvatore alle cupole di forte Dossaccio, estratte dalla fortezza e poste in installazioni a pozzo nel 1916.

Le cupole corazzate vennero smontate e furono installate in roccia, con una scelta davvero ardita, direttamente sulla sommità del monte Busa Granda, nei dintorni di Levico. Vennero sostituite da una gettata in calcestruzzo che ne simulava l’aspetto e da tronchi di legno dipinti di nero per imitare le bocche da fuoco, con lo scopo di ingannare l’osservazione nemica. Questo espediente venne adottato in diverse altre fortezze e diede spesso ottimi frutti, a giudicare dai rapporti preoccupati inviati dal Servizio Informazioni italiano. Il forte non venne mai coinvolto nei combattimenti della Grande Guerra, ma è probabile che se ciò fosse accaduto le artiglierie italiane avrebbero sprecato numerosi colpi grazie a questo ingegnoso camuffamento.

Aree di tiro dei mortai (rosa) e dei cannoni (azzurro) dei forti Colle delle Benne e Tenna. Nel caso dei cannoni si è considerata una gittata di 4 km (metà della gittata massima). Elaborazione di Davide Allegri su base Google Earth.

Aree di tiro dei mortai (rosa) e dei cannoni (azzurro) dei forti Colle delle Benne e Tenna. Nel caso dei cannoni si è considerata una gittata di 4 km (circa metà di quella massima). Elaborazione di Davide Allegri su base Google Earth.

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