Belvedere – Il telegrafo ottico

Il concetto di ridondanza, molto caro ai militari, prevede che ogni sistema venga raddoppiato o diversificato per riuscire a rispondere alle casualità delle situazioni belliche. Così, se era presente una ben protetta linea telefonica, bisognava essere pronti anche all’eventualità che questa venisse messa fuori uso (come peraltro avvenne durante il 1915 ed il 1916). Così si decise di installare anche un telegrafo ottico, che potesse comunicare con i forti vicini e le centrali operative. La postazione era dotata di due fori.

L'alloggiamento di Forte Belvedere per il telegrafo ottico

L’alloggiamento di Forte Belvedere per il telegrafo ottico

Il più grande, posto in basso, ospitava l’eliografo, un riflettore oscurabile con cui si poteva comunicare attraverso l’alfabeto Morse (reso più complicato da decifrare grazie ad un sistema di criptatura), mentre il foro più piccolo serviva per il cannocchiale con cui si ricevevano i messaggi.

Schema di telegrafo ottico (Tratto da Puecher M., Forte Belvedere Gschwendt)

Schema di telegrafo ottico (Tratto da Puecher M., Forte Belvedere Gschwendt)

La fonte luminosa era posta molto all’interno dell’alloggiamento, in modo da renderla visibile esclusivamente alla posizione di dialogo. Nello specifico forte Belvedere poteva comunicare con Forte Luserna, Forte Cherle, con l’osservatorio di monte Rust. Questo sistema ovviamente aveva il grosso difetto di essere disponibile solo in caso di ottima o buona visibilità, mentre era totalmente inefficiente in caso di maltempo o in caso di bombardamento prolungato con una forte coltre di polvere. Ciononostante moltissima attenzione venne posta alla collocazione delle stazioni telegrafiche, vista anche la relativa novità del sistema telefonico.

Schema delle comunicazioni tra i forti della "Cintura di fuoco" degli Altipiani

Schema delle comunicazioni tra i forti della “Cintura di fuoco” degli Altipiani (tratto da Puecher M., Forte Belvedere Gschwent)

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