Werk Gschwent-Forte Belvedere

GschwendtCostruito tra il 1909 e il 1912, Forte Belvedere aveva come compito principale la sorveglianza della Val d’Astico. Venne posto su un contrafforte roccioso a 1177 metri s. l. m. e si trovava circa a metà del sistema difensivo degli Altipiani con l’osservatorio di Spitz Vezzena, Forte Verle e Forte Campo di Luserna ad est ed i forti Cherle, Sommo Alto e Dosso delle Somme, ad ovest. La sua posizione dominante fece si che ben presto esso si fregiasse del motto “per Trento basto io!”.Per la sua costruzione venne fatto un largo impiego di calcestruzzo rinforzato da enormi putrelle di ferro (di spessore di 400 mm), oltre alla tradizionale pietra ricavata da cave e maestranze locali. Forte Belvedere viene considerato come l’opera simbolo dell’”era Conrad”, il comandante militare che volle prepotentemente la realizzazione della “cintura d’acciaio” degli Altipiani e il più convinto sostenitore della necessità di una guerra preventiva contro il Regno d’Italia

La fortezza era costituita da una grande casamatta principale disposta su tre piani che ospitava le camerate e tutti i servizi necessari per i 220 soldati della guarnigione; tre blockhausen avanzati muniti di mitragliatrici protette da scudi blindati e collegati al forte da camminamenti sotterranei; una batteria di tre obici M09 da 10 cm in cupole corazzate girevoli che ne costituivano l’armamento principale.

La Valdastico vista dal Blockhaus est di Forte Gschwendt

La Valdastico vista dal Blockhaus est di Forte Gschwendt, 5 luglio 1915 (tratto da www.europeana.eu)

L’opera era dotata di collegamento ottico con gli altri forti della zona, oltre che provvista di cavi telefonici corazzati che la mettevano in comunicazione con Trento. La sua caratteristica più evidente è quella di essere stata letteralmente “affondata” nel terreno, migliorandone la mimetizzazione e le capacità di resistenza. Essa venne infatti progettata per resistere ai colpi delle più potenti artiglierie a tiro arcuato disponibili all’epoca, come ad esempio il celebre mortaio Skoda da 305 mm. Inoltre erano previste adeguate scorte idriche e alimentari per garantire una resistenza prolungata in caso di assedio alla guarnigione del forte.L’intera costruzione occupa circa 200 metri in lunghezza e 100 in larghezza; tutte le postazioni sono collegate da gallerie scavate nella viva roccia e sono ad oggi ancora agibili. Tra tutte le fortezze che componevano la “cintura d’acciaio degli altipiani” è l’unica ad essere sopravvissuta completamente integra alle spoliazioni del Primo Dopoguerra, e ciò grazie all’espresso volere di Vittorio Emanuele III. Uguale fortuna non ebbero le cupole corazzate in acciaio, smantellate durante gli anni del Ventennio per i bisogni della Patria.

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