Werk Tenna

Rapportsplan Tenna

Disegno tecnico originale realizzato dal genio militare di Trento.
Si notano i fitti reticolati davanti al forte, i settori di tiro delle artiglierie e i collegamenti telegrafici e telefonici.

Le notizie sul forte Tenna, specialmente riguardo alla sua costruzione sono poche e frammentarie. Un relazione preliminare venne approntata dal tenente Julian Puchta nel giugno del 1883. La costruzione dell’opera, su progetto del capitano Carl Lorenz, avvenne invece tra il 1884 e il 1887. Si tratta di una delle prime realizzazioni facenti parte del cosiddetto “Stile Vogl”, filosofia costruttiva che prese il nome dal direttore del Genio di Innsbruck e responsabile per le fortificazioni del Tirolo meridionale Julius Vogl (1883-1890). Rispetto alla generazione precedente (il cosiddetto “Stile trentino”), i forti dello “Stile Vogl” erano definiti “Einheitswerke” (forti unitari). Le murature frontali inclinate delle casamatte rinforzate da enormi conci in pietra, le spesse corazzature metalliche delle stesse, il migliore inserimento e adattamento al terreno del forte, il profondo fossato irto di reticolati, la concentrazione delle postazioni di combattimento e dei locali di servizio in un unico edificio dovevano consentire una maggiore efficienza in caso di assedio, mentre gli armamenti in casamatte a feritoia minima e i mortai in cupole corazzate girevoli garantivano un adeguato potere di fuoco. Werk Tenna fa parte della prima fase dello “Stile Vogl”, caratterizzata da una pianta piuttosto irregolare, dall’uso pressoché esclusivo di pietra locale per la struttura e dalla presenza di un cortile sopraelevato.

Ingresso di Werk tenna

Vista posteriore di werk Tenna, da notare una serie di quattro contrafforti, di utilità semplicemente estetica.

La pianta, definita nei documenti “Deltoidform” (a delta), risulta spezzata in tre tronconi principali, coincidenti con i settori di tiro delle artiglierie in casamatta. Collocato su di uno sperone sud-orientale del colle di Tenna, il forte aveva il compito di bloccare l’accesso alle truppe nemiche provenienti dalla Valsugana in appoggio al forte Colle delle Benne, oltre che di prevenire eventuali infiltrazioni dalla piana di Vezzena dirette verso Valsorda. Otto cannoni da 12 cm M80 trovavano posto in altrettante casamatte, mentre immediatamente sopra le ampie camerate, con una scelta per certi versi discutibile, vennero collocati due mortai M80 da 15 cm in cupole girevoli d’acciaio. Quattro mitragliatrici M93, coadiuvate da 4 riflettori ad acetilene da 25 cm sorvegliavano il fossato e completavano l’equipaggiamento bellico del forte. La guarnigione poteva contare fino ad un massimo di 223 uomini di truppa per due ufficiali in caso di guerra, con ricoveri di emergenza per ulteriori 221 soldati e 5 ufficiali. L’autonomia idrica era assicurata da una cisterna di circa 85 metri cubi che, assieme alle scorte alimentari, doveva garantire una resistenza di almeno un mese in caso di assedio.

Grazie al dettagliatissimo Rapportsplan che la direzione del Genio di Trento aggiornava costantemente sappiamo che il forte venne gradualmente ammodernato nel corso degli anni e si cercò di risolvere alcuni problemi di infiltrazioni emersi sin da subito. La rapidissima evoluzione nel campo delle artiglierie d’assedio avvenuta negli ultimi vent’anni dell’Ottocento lo rese però rapidamente obsoleto e quando nel 1915 l’Italia dichiarò guerra all’Impero Austro-ungarico, il forte venne disarmato e declassato a caposaldo di fanteria e magazzino. 

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